L'INTELLIGENZA EREDITARIA?

 L'EUGENETICA E LE DERIVE IDEOLOGICHE

Definire l'intelligenza è molto difficile, gli uomini hanno sempre creduto di poter riconoscere una persona dotata intellettualmente. 

Il filoso Platone teorizzò una selezione sulla base delle facoltà intellettive per far funzionare bene uno Stato, infatti i pensatori, i saggi, le donne e gli uomini più dotati avrebbero dovuto avere il potere e far in modo che le cose non peggiorassero con il tempo e si sarebbero dovuti riprodurre solamente far di loro in modo da creare dei figli, anche loro intelligenti come i genitori sulla base della trasmissione naturale. 

Egli era convinto che l'intelligenza fosse ereditaria, e secondo questa teoria il destino di una persona era deciso prima della sua nascita, dalle caratteristiche del suo corredo genetico. 

In epoca moderna nel 1867 quando Galton, che era il cugino di Darwin pubblicò un libro
"il genio ereditario " dove sostiene che gli uomini eminenti sono sempre nati dalle classi sociali più elevate. L'anno dopo lui fonderà una nuova disciplina chiamata L'EUGENETICA che aveva lo scopo di ostacolare " la moltiplicazione degli inetti " e migliorare la razza. 

Ovviamente le sue ricerche avevano molte imprecisioni perché chi era figlio delle classi sociali basse non aveva diritto all'istruzione e viveva in condizioni di vita sicuramente non dignitose quindi sulla base di questa situazione in svantaggio era difficile diventare un personaggio eminente. 

Purtroppo però le tedi di Galton vennero gradite e si diffusero velocemente e vennero strumentalizzate. 

Negli USA vennero emanate a partire dal 1907 delle leggi che prevedevano la sterilizzazione forzata a tutti i soggetti con tendenze criminali o che soffrivano di disturbi alimentari. Queste pratiche vennero fatte fino gli anni settanta dopo che decine di migliaia di persone vennero sterilizzate perché giudicate "indegne di procreare"

L'eugenetica serviva quindi per limitare e selezionare l'ingresso dei migranti. All'inizio degli anni venti Henry Herbert Goddard scrisse che all'incirca l'80% dei migranti polacchi risultava essere ritardato mentale però non aveva tenuto conto che questi test venivano fatti
in lingua inglese.

Il programma eugenico più crudele venne fatto nella Germania nazista dove si pensava che si dovesse ripulire la società dagli effetti nefasti prodotti dalla presenza si soggetti degenerati, conosciuto come Aktion 4 questo progetto comportava l'eliminazione di bambini affetti da disturbi psichici e una forma di eutanasia per gli adulti affetti da malattie congenite. Questo programma fece morire o porto alla sterilizzazione di centinaia di migliaia di persone.

L'EREDITA' DELL'INTELLIGENZA

La ricerca su questo ha portato una pericolosa deriva razzista e ideologica facendo poi delle pratiche disumane. Per questo motivo gli anni successivi si è cercato di interpretare l'intelligenza di una persona sulla base del suo ambiente di vita e dagli stimoli che riceve o dai quali viene privata. 

Ogni soggetto ha il suo patrimonio genetico ma è sempre dentro un contesto pieno di stimoli e di motivazioni. 

Gli unici studi effettuati e convincenti sono quelli sui gemelli monozigoti cioè i gemelli che hanno lo stesso patrimonio genetico perché un unico spermatozoo ha fecondato un unico ovulo generando un solo zigote. 

Questi bambini risultano identici in alcuni casi per vari motivi è stato possibile fare la misurazione del Q.I dei due gemelli monozigoti adottati però da famiglie diverse proprio dopo che erano cresciuti in ambienti diversi. 

I risultati ai test rivelano una correlazione positiva abbastanza elevata e per questo motivo alcuni autori hanno detto che gran parte della nostra intelligenza deriva proprio dall'eredità e non dall'ambiente in cui si è cresciuti. 

Le famiglie che gli hanno adottati però non avevano situazioni socioeconomiche e culturali così divergenti.  



Esiste un noto esperimento che ci porta a un risultato interessante. Nel 1965 i due ricercatori Rosenthal e Jacobson sottoposero gli alunni di una scuola elementare a un test di intelligenza e poi comunicarono agli insegnati che un piccolo gruppo risultava essere particolarmente dotato ma in realtà questo gruppo era stato scelto a caso e non aveva quello che i due ricercatori dissero agli insegnanti. 


Alla fine dell'anno scolastico i ricercatori ritornarono in classe e videro che gli allievi inseriti in quel piccolo gruppo di dotati avevano ottenuto i risultati maggiori, poi li sottoposero un'altra volta al test di intelligenza e si accorsero che infatti i loro punteggi erano migliorati del 15%, questa era una percentuale non casuale .

Gli studiosi definirono questo effetto, l'effetto del PIGMALIONE cioè la suggestione per cui le persone tendono a realizzare e a confermare le aspettative che gli altri hanno su di loro che possono essere sia negative che positive. Questo significa che gli aspetti motivazionali degli insegnanti hanno prodotto risultati che andavano al di là della dotazione intellettuale di base. 

Quindi l'ipotesi oggi più valida è quella interazionista, secondo cui l'intelligenza è il frutto di un'interazione fra la nostra dotazione originaria e gli effetti prodotti dall'ambiente. 

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