LA PSICOLOGIA DEL NOVECENTO

LA PSICOLOGIA DEL NOVECENTO:

Il funzionalismo, nato grazie a William James e John Dewey, si concentrava su come i processi mentali aiutano l'individuo ad adattarsi all'ambiente, ispirandosi alla teoria evoluzionistica di Darwin. Invece di studiare solo la struttura della mente, come nel strutturalismo, i funzionalisti si chiesero  "a cosa servono" i processi mentali, esplorando motivazione, pensiero e apprendimento. Questo approccio portò alla nascita del comportamentismo.


          William James                                       John Dewey                                   Charles Darwin                                       

IL COMPORTAMENTISMO E NEOCOMPORTAMENTISMO:

Il comportamentismo, sviluppato da John B. Watson nel 1913, si concentra sullo studio del comportamento osservabile, escludendo i processi mentali interni come la coscienza. Watson descriveva il comportamento come le risposte fisiche agli stimoli esterni, trattando la mente come una "scatola nera" che riceve stimoli e produce risposte. Questo approccio, noto anche come "psicologia stimolo-risposta", divenne dominante grazie alla sua chiarezza e semplicità, influenzando la psicologia sperimentale e applicata fino agli anni '60, con il contributo di Pavlov e Skinner.

Il comportamentismo sostiene che il comportamento umano dipende dalle esperienze e dall'apprendimento, non da caratteristiche innate. Ogni aspetto del comportamento può essere modificato dall'ambiente. Tuttavia, questa visione è stata criticata perché implica che le persone possano essere manipolate dagli stimoli esterni, come avviene nel marketing e nella pubblicità.

IL NEOCOMPORTAMENTISMO:

Il neocomportamentismo si sviluppò come evoluzione del comportamentismo, riconoscendo che oltre agli stimoli e alle risposte, anche i processi psicologici interni, come motivazioni e bisogni, influenzano il comportamento. Mentre Skinner, un esponente del neocomportamentismo, studiò fenomeni non osservabili direttamente, come il linguaggio e i comportamenti sociali, sostenendo che non erano determinanti nel comportamento, ma comunque meritevoli di studio scientifico. Il neocomportamentismo quindi ampliò la psicologia, considerando le motivazioni interne insieme agli stimoli esterni.

LA TEORIA DELLA FORMA E LA SCUOLA DELLA GESTALT:

La psicologia della Gestalt, sviluppata da Max Wertheimer e altri, sostiene che il nostro cervello percepisce il mondo come un insieme unificato, non come una somma di parti separate. La teoria si concentra su come vediamo e organizziamo le percezioni, come nel fenomeno del "movimento apparente", dove, ad esempio, sequenze rapide di luci accese e spente vengono percepite come un movimento continuo, anche se in realtà le luci sono fisse. La Gestalt studia come il cervello raggruppa le sensazioni in un'unica forma coerente.

La psicologia della Gestalt si concentra sulla percezione dell'esperienza come un tutto, rifiutando l'idea di scomporre i fenomeni in parti separate, come faceva lo strutturalismo. I gestaltisti studiavano come il cervello organizza stimoli come punti e linee, e come percepiamo fenomeni visivi complessi. Köhler dimostrò che i primati risolvono problemi attraverso intuizione, riorganizzando le esperienze passate.


                     Max Wertheime                                                                  Wolfgang Kohler                                



Kurt Lewin applicò la Gestalt allo studio delle dinamiche di gruppo e alla ricerca di soluzioni sociali. Sebbene la Gestalt suscitò reazioni contrastanti, influenzò profondamente la psicologia contemporanea e contribuì al passaggio dal comportamentismo al cognitivismo, che si concentrava più sull'esperienza soggettiva.

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