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Visualizzazione dei post da maggio, 2025

L'INTELLIGENZA EREDITARIA?

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 L'EUGENETICA E LE DERIVE IDEOLOGICHE Definire l'intelligenza è molto difficile, gli uomini hanno sempre creduto di poter riconoscere una persona dotata intellettualmente.  Il filoso Platone teorizzò una selezione sulla base delle facoltà intellettive per far funzionare bene uno Stato, infatti i pensatori, i saggi, le donne e gli uomini più dotati avrebbero dovuto avere il potere e far in modo che le cose non peggiorassero con il tempo e si sarebbero dovuti riprodurre solamente far di loro in modo da creare dei figli, anche loro intelligenti come i genitori sulla base della trasmissione naturale.  Egli era convinto che l'intelligenza fosse ereditaria, e secondo questa teoria il destino di una persona era deciso prima della sua nascita, dalle caratteristiche del suo corredo genetico.  In epoca moderna nel 1867 quando Galton , che era il cugino di Darwin pubblicò un libro " il genio ereditario " dove sostiene che gli uomini eminenti sono sempre nati dalle classi ...

L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE

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L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE: L'espressione di "intelligenza artificiale" venne creata nel 1956 da John McCarthy, lui era interessato a fare una ricerca in ambito informatico per indicare una disciplina che si occupa principalmente di realizzare una macchina in grado di replicare l'intelligenza umana. L'intelligenza artificiale fa riferimento al software in grado si guidare la macchina cioè l'hardware.  A oggi è possibile distinguere due tipi principali di intelligenza artificiale. 1. I. ARTIFICIALE DEBOLE: cioè lo sviluppo su un software intelligenze specializzato nell'esecuzione di un compito specifico. A questa categoria appartengono molte risorse che usiamo pure noi come ad esempio la voce degli iphone Siri, questo tipo di intelligenza artificiale però è incapace di operare al di fuori dello specifico e ristretto ambito per la quale è stata programmata.  2. I. ARTIFICIALE FORTE: un computer intelligente come noi esseri umani, in grado di fare dive...

GARDNER E GOLEMAN

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 GARDNER E LA TEORIA DELLE INTELLIGENZE MULTIPLE Gardner teorizzò l'esistenza di più intelligenze.  Nel 1983 sviluppò la teoria delle intelligenze multiple definendo le diverse capacità intellettive dell'individuo come abilità che servono per risolvere i problemi della vita quotidiana e anche per creare prodotti di valore nella cultura in cui si appartiene. INIZIALMENTE individuò SETTE DIVERSE INTELLIGENZE: 1. I. LINGUISTICA: è la capacità di utilizzare un vocabolario chiaro e chi la possiede sa variare il proprio registro linguistico in base alle necessità e ha anche una buona padronanza sintattica, fonologica, semantica e pragmatica. 2. I. LOGICO-MATEMATICA : è la capacità di ricordare i numeri e i simboli matematici e elaborarli in maniera corretta,  3. I. MUSICALE: è la capacità di elaborare melodie, riconoscere e modulare suoni, toni e timbro, chi la possiede ha una buona capacità di comprendere e seguire il ritmo musicale. 4. I. SPAZIALE: è la capacità di percepi...

AUTORI E TEORIE SULL'INTELLINGEZA

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SPEARMAN E LA TEORIA FATTORIALE DELL'INTELLIGENZA:  Nel 1927 Charles Spearman pubblicò uno studio sull'intelligenza umana.  Lui face a dei soggetti dei test differenti e dopo analizzò i risultati e questo lo fece arrivare alla conclusione che l'intelligenza sia composta da 2 tipologie di fattori: IL FATTORE G: come unica capacità mentale generale responsabile del livello intellettivo di un individuo, essa è innata e non modificabile dalla scuola. I FATTORI S: un'infinità di capacità specifiche per la risoluzione di determinati compiti che escono fuori a seconda del test che ti sottopongono, esse possono essere allenate attraverso dei mezzi educativi. Questa teoria di Spearman è chiamata: T EORIA FATTORIALE DELL'INTELLIGENZA  GUILFORD E LA TEORIA DELLA STRUTTURA DELL'INTELLETTO:  Guilford elaborò una concezione dell'intelligenza diversa invece da quella di Spearman, infatti Guilford ha sostenuto una concezione multidimensionale dell'intelligenza e secon...

COME SI STUDIA LA MATEMATICA?

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 COME SI STUDIA LA MATEMATICA? DIFFICOLTA' DELLA MATERIA: Come prima cosa bisogna dire che questa materia ovviamente non può essere studiata solo quando ci serve (magari prima di una verifica o un'interrogazione) ma va studiata con costanza e soprattutto bisogna dedicare molto tempo. Basandoci su questo possiamo infatti capire del perché le scoperte matematiche e le innovazioni matematiche sono frutto di millenni di studi.  Inoltre ripercorrere e assimilare tutto questo negli anni in cui andiamo a scuola richiede un'accelerazione nelle proprie competenze logico-matematiche. E ovviamente a questo si collega anche la difficoltà nel trovare la soluzione di un problema o anche la difficoltà nel comprendere queste complesse procedure di tipo algoritmico, questo può provocare un senso di frustrazione per un'impresa che sembra impossibile.  CONSIGLI SU COME AFFRONTARLA: avere fiducia nelle proprio capacità di ragionamento non aver paura di dire "Non ho capito" e chie...

LA CURVA A CAMPANA E LA SCALA WAIS IV

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 LA CURVA A CAMPANA Dal 1939 vennero superati i concetti dell'età mentale e dell'età cronologica proprio quando David Wechsler fece un nuovo test d'intelligenza dove però i punteggi non venivano più dal calcolo dell'età mentale, ma solo dal confronto con la media dei risultati ottenuti dai soggetti della stessa età. Il quoziente d'intelligenza indicava quindi un INDICE RELATIVO dell'intelligenza di una persona in rapporto alla media.  Questo quoziente è noto come QUOZIENTE A DEVIAZIONE:  Le prove nel test erano divise in prove: VERBALI: questionari di cultura generale, comprensione del significato di alcune parole e la capacità di comprendere un testo. NON VERBALI: domande di completamento, riordinamento, individuazione di dettagli visivi e collocazione di figure. Queste prove non verbali davano la possibilità di superare parzialmente il legame che c'è tra intelligenza e formazione scolastica. Per questo motivo in realtà il risultano nelle prove verbali...

L'INTELLIGENZA

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CHE COS'E' L'INTELLIGENZA ENCICLOPEDIA TRECCANI DEFINIZIONE: "complesso di facoltà psichiche e mentali che consentono di pensare, comprendere o spiegare fatti o le azioni, giudicare, e adattarsi all'ambiente".

FILM: ARRIVAL

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 ARRIVAL Il film, di fantascienza, Arrival è stato diretto da Denis Villeneuve nel 2016. PICCOLO RIASSUNTO:  Un giorno arrivano delle navicelle aliene sulla terra e nessuno sa perché sono venute. Una linguista di nome Louise, viene chiamata per parlare con loro e capire il loro linguaggio con l'aiuto di Ian, uno scienziato. Insieme lavorano per capire il loro linguaggio, perché sono sulla terra e se sono ostili agli umani. Louise con il tempo scopre che non sono ostili e che quindi non vogliono fare del male all'umanità ma anzi dare un messaggio molto importante. Imparando la loro lingua, Louise inizia a vedere nel futuro e cosi facendo capisce cose profonde della vita, sul tempo e sulle sue scelte personali. Vedendo nel futuro scoprirà che lei e Ian si innamoreranno, si sposeranno e avranno una figlia che purtroppo si ammalerà e morirà da piccola. Quando Ian scoprirà che Louise sapeva tutto dall'inizio si allontanerà da lei. TEMA:  Il tema principale di questo film è il ...

LA SCUOLA DI PALO ALTO: LA PRAGMATICA DELLA COMUNICAZIONE

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 LA PRAGMATICA DELLA COMUNICAZIONE: In questo brano si parte da 3 situazioni (esempi): nel primo esempio in Canada il numero di volpi e di conigli cambia nel tempo facendoci capire che se si guarda solo 1 animale è un mistero ma se si osservano entrambi si capisce come sono legati. Quando le volpi aumentano mangiano più conigli quindi quest'ultimi diminuiscono. nel secondo esempio un uomo si sente male improvvisamente, ma nelle analisi non trovano nulla infatti solo dopo si scoprirà che aveva lavorato per molto tempo ad alta quota. Il suo malessere nasceva dal cambiamento dell'ambiente. nel terzo alcuni anatroccoli seguono un uomo invece che la loro madre, questo sembra molto strano ma in realtà è un esperimento fatto da Konrad Lorenz che ha dimostrato che i cuccioli non seguono le propria madre ma il primo che vedono. Gli studiosi quindi dividono lo studio della comunicazione in 3 parti: Sintassi: le regole  Semantica: il significato Pragmatica: gli effetti della comunicazion...

LE EMOTICON E I DEFICIT SENSIORIALI

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 EMOTICON Sono piccoli smile che rappresentano diverse espressioni ed emozioni presenti in tutti i programmi e tutte le app e sono diventate una parte integrante dal modo di comunicare tra persone. L'utilizzo "colora" e aggiunge dettagli al testo scritto e permette di far capire all'altro come ci sentiamo o come vogliamo fargli credere di sentirci in quel momento. Inoltre le emoticon che riceviamo ci aiutano a comprendere l'intenzionalità e l'umore della persona che ci scrive o quello che vuole farci capire. Esse hanno un valore universale perché nella app infatti le emoticon che possiamo utilizzare sempre le stesse per tutti. DEFICIT SENSORIALI E COMUNICAZIONE  Le persone sorde dalla nascita sono definite sordomute perché anche se hanno un apparato fonatorio funzionante non hanno mai potuto ascoltare i suoni della propria lingua madre e quindi non hanno mai potuto imparare a usarli. Per questo oltre a non poter sentire non possono nemmeno parlare in maniera c...

LA PROGMATICA DELLA COMUNICAZIONE

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 LA PROGMATICA DELLA COMUNICAZIONE Cioè degli effetti della comunicazione sul comportamento delle persone c he interagiscono. Essa implica non solo il linguaggio verbale ma anche fattori non verbali come il linguaggio del corpo. I CINQUE ASSIOMI DELLA COMUNICAZIONE: Nel 1967 individuarono cinque assiomi cioè dei principi basilari della comunicazione. NON SI PUO' COMUNICARE.  La comunicazione non avviene solo in maniera intenzionale perché qualsiasi comportamento ha valore di messaggio, questo è vero quando la nostra intenzione è esattamente quella di non comunicare perché gli altri percepiscono e comprendono il nostro desiderio. es: se siamo in un aereo e ci mettiamo ad ascoltare la musica con le cuffie chi è seduto vicino a noi capisce che non siamo interessati a parlare e chiacchierare. QUALSIASI COMPORTAMENTO è comunicazione perché assume un significato per chi lo osserva che va al di là dell'intenzione che ha chi lo attua.        2. OGNI COMUNICAZONE ...

FUNZIONI DELLA COMUNICAZIONE

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 FUNZIONI DELLA COMUNICAZIONE Negli anni 60 il linguista Roman Jakobson ha individuato delle funzioni cioè degli scopi di comunicazione collegando ad ognuna di esse un fattore costitutivo del processo comunicativo. FUNZIONE FATICA: i messaggi che hanno l'obbiettivo di instaurare, stabilire, prolungare o interrompere un CONTATTO tra gli interlocutori. Si tratta quindi di una funzione preliminare a tutti gli scopi come con degli sguardi o dai saluti. es: l'espressione "Pronto?" quando l'interlocutore è il telefono. FUNZIONE REFERENZIALE O INFORMATIVA: è relativa alla trasmissione di informazioni, dati e conoscenze. E' chiamata referenziale perché il contenuto del messaggio si riferisce a un argomento o a un oggetto che risiede nel CONTESTO ESTERNO allo scambio comunicativo. es: "la proiezione del film inizierà alle ore 21" FUNZIONE ESPRESSIVA O EMOTIVA: consiste nella trasmissione degli STATI D'ANIMO e degli ATTEGGIAMENTI DELL'EMITTENT E ...

MODELLI DELLA COMUNICAZIONE

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 MODELLI DELLA COMUNICAZIONE Esistono diversi modelli per spiegare e rappresentare la comunicazione quella lineare e quella circolare. IL MODELLO LINEARE: negli anni quaranta del secolo scorso Claude Shannon sviluppò insieme a  Warren Weaver una teoria che fa capire il processo comunicativo ispirandosi alla comunicazione telefonica. Questo modello inoltre descrive la comunicazione come trasmissione lineare di info da una fonte al destinatario.  La FONTE è il luogo in cui si origina il messaggio e serve un'emittente cioè chi lo trasmette e chi lo codifica per inviarlo tramite un canale fisico che può essere sia naturale che artificiale a un ricevente che è in grado di decodificarlo.  Questo modello è detto lineare perché considera la comunicazione in senso unidirezionale per cui le persone che comunicano assumono alternativamente il ruolo attivo di emittente e il ruolo passivo di ricevente. Per comunicare quindi è  necessario avere un codice che c...

LA COMUNICAZIONE: SVILUPPO, MODELLI E FUNZIONI.

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LA COMUNICAZIONE Comunicare significa "mettere in comune" cioè condividere informazioni, pensieri ed emozioni. Essa avviene tra esseri umani, animali, piante, cellule e anche tra macchine. LO SVILUPPO: per comunicare le persone utilizzano sia segnali che segni quindi sia codici naturali che culturali. I bambini infatti alla nascita hanno come corredo genetico un repertorio di sistemi di segnalazione come fonici, mimici, posturali e gestuali che attiva in modo inconsapevole in base alle proprio necessità biologiche a cui l'adulto è predisposto a rispondere.  Quindi la comunicazione non verbale si sviluppa prima di quella verbale per questo motivo un bambino di pochi mesi riesce a sorridere prima di pronunciare la sua prima parola. All'inizio il bambino con i suoi comportamenti produce effetti non intenzionali sul ricevente e in seguito impara a parlare. Con questo possiamo dire che gli aspetti PRAGMATICI fanno la loro comparsa prima delle abilità linguistiche. Dopo...

IL CONTESTO DEL LINGUAGGIO

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 IL CONTESTO DEL LINGUAGGIO La sintassi ci permette di tradurre il pensiero in un linguaggio verbale e viceversa. L'elemento fondamentale per produrre e per la comprensione è il CONTESTO. Il CONTESTO EXTRALINGUISTICO è l'insieme dei diversi fattore che costituiscono la situazione in cui avviene il discorso che può comprendere la conoscenza bade dell'argomento di cui si parla. La dimostrazione dell'importanza del contesto è data da parole OMONIM E che si pronunciano e si scrivono nello stesso modo ma hanno un significato diverso. TEORIA DEGLI ATTI LINGUISTICI Non solo il contesto modifica e determina il senso delle frasi ma anche gli enunciati stessi  possono modificare il contesto. Nel 1962 venne pubblicato il libro "Coma fare cose con le parole" dove l'autore spiega la teoria degli atti linguistici che sostiene che ogni cambio comunicativo produce un'azione sulla realtà cioè parlare equivale ad agire. In ogni enunciato si distinguono tre azioni...

LE LINGUE: LA STRUTTURA DEL LINGUAGGIO VERBALE

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 LA STRUTTURA DEL LINGUAGGIO VERBALE Il linguaggio verbale ha dei livelli gerarchici connessi tra di loro.  Alla base ci sono i foni che sono suoni linguistici emessi dal uomo per parlare e essi possono essere trascritti utilizzando dei particolari alfabeti. I parlanti non pronunciano e ne distinguono tutti i suoni esistenti ma solo quelli nella lingua madre che sono i FONEMI . Ogni lingua è  costituita  da un insieme di fonemi cioè le unità sonore minime che servono per distinguere le parole. Due suoni diversi possono essere rappresentati da una lingua in un unico fonema ad esempio: vengo e vendo la differenza di queste due parole è data da fonemi e non da un fonema che anche se corrisponde a suoni diversi perché sono pronunciati in maniera diversa. Ogni idioma presenta un alfabeto fonetico che in genere non supera le 60 unità . L'alfabeto fonetico inoltre è diverso da quello utilizzato per la scrittura che è composto da grafemi e lettere. Proprio perché le li...